I motori delle auto non producono rumore, la mattina intorno alle 7.45.
Ognuno cammina silenzioso per la propria strada, senza nulla da raccontare, perchè la giornata deve ancora cominciare, e con essa tutti i problemi del giorno prima..
Anche tu sei tra loro e, oltre a non avere nulla da dire, non hai nessuno con cui parlare.
Ma non ha importanza: la strada parla sempre da sè, e sa ascoltare quello che non hai da dire. Perchè essa vive negli umani silenzi. Vive quando l’uomo è solo e afono, quando riesce ad avvolgerlo nel suo grigio accogliente.
Vive e offre i suoi doni in segno di gratitudine.
Quando l’essere umano cammina solo, passando vicino a negozi chiusi, comincia ad accorgersi dell’esistenza della strada intorno a lui, sotto il cielo sopra la terra. Comincia a capire che quell’intreccio di persone, quell’avvicendarsi a perdita d’occhio di palazzi tanto diversi, quel sovrapporsi interminabile di balconi e finestre, quegli sparuti gerani nei vasi, e quei pesanti tombini, anche se finanziati da Cirino Pomicino, hanno un senso indipendente dal fatto che lui passa di lì per andare a lavoro.
È quel meraviglioso grigio opaco che vede il sole, che respira aria reale, se non pura, che può gonfiare il petto, emblema del cosmopolitismo, e gridare la sua gioia alla nascente luce del mattino.
Le auto fuggono senza far rumore, viaggiando sopra cuscinetti di aria e di gomma, e non si sa dove vanno. Ci si aspetta che spariscano dopo esserci passate accanto, che siano state solo uno ornamento, un elemento che rendesse più realistico lo scenario, che non abbiano realmente un fine, in quella gaia mattina di Febbraio.
I pedoni hanno una storia incisa nei lineamenti del viso e, sempre che non abbiano troppa fretta, si può chiedere loro l’ora e persino affidare alle loro orecchie un proprio commento su un evento di cronaca lussemburghese. Non solo: si può sta certi che stiano andando da qualche parte, e nemmeno troppo lontana. L’auto potrebbe anche fermarsi dieci ore dopo dall’altra parte d’Italia; anche se per prendere l’autostrada sarebbe dovuta andare nel verso opposto: potrebbe aver sbagliato, in fondo è una macchina.
Il mattino passa attraverso i palazzi, dove l’universo umano in divenire lo accoglie, altrimenti la notte non avrebbe fine, con il sorgere del sole. I raggi del sole giungono indisturbati, ma il mattino ha bisogno dell’uomo, o del gallo, che apra gli occhi per vederlo.
E si sente la sinfonia della strada, quell’energia sublime e leggerissima che non sa staccarsi da terra, che pronuncia a chiare lettere le note del sole sorgente, che si staglia nella natura scintillnte attraverso il più vile catrame.
E l’uomo non vuole più andare in ufficio, anche se lo aspetta una promozione, perchè ha assaporato la libertà.
Freeronin2

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