Era un greco: nacque visse e compì miracoli come ogni buon ateniese… morì a modo suo.

Il suo corpo di suicida, inondato di sangue, giaceva sotto la lama di un pugnale, conficcata nel petto con forza e con mano ferma, davanti al santuario di Delfi.

Era fato che sarebbe morto per mano del padre, in qualche luogo e qualche tempo che la Pizia non si era curata di chiarirgli…

Un giovane dal carattere fiero e impetuoso… Amava chi lo aveva generato, aveva una drammatica fiducia nell’uomo e nella sua libertà.

Era un inguaribile peccatore, la sua hybris lo rendeva inviso agli dei, gli uomini lo ammiravano con vergogna e sgomento.

I suoi occhi luccicavano perversamente, mentre si ammazzava guardando fisso chi gli aveva riferito del fato “l’alto consiglio”.

Giovane e probabimente mai esistito, aveva fatto di sè un vincitore e un martire, in nome della pura libertà.

Qualcuno conobbe la sua storia, ma tutto tremante decise di dimenticarla e rassegnarsi con profondo rammarico al fatto che gli dei dell’Olimpo decidevano del suo destino.