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[ore 8.15, la professoressa sta interrogando in letteratura latina (Terenzio) tenendo il libro inclinato verso di sè, ma comunque in parte poggiato sulla cattedra... (non so se mi spiego); sulla cattedra, al di sotto della parte di libro sollevata rispetto al piano della cattedra stessa, giace il registro. Il libero uomo-onda II, il soggetto lirico, viene interrotto nel suo apatico fissare il vuoto durante un'ancora più apatica interrogazione.]
Lei non sa che l’arte è sotto i suoi occhi, molto sotto: lei sta interrogando, e non può vedere senza spezzare l’opera d’arte il retro del libro da cui sta leggendo… Pone domande, ascolta vacue risposte e ogni tanto modifica l’inclinazione del supporto per l’opera.
Per chi le sta di fronte, per chi nove mesi all’anno è soggetto al suo giudizio ben poco divino e molto più disumanamente obiettivo, si apre uno spettacolo nuovo. La luce si riflette sul suo registro e direttamente va ad adagiarsi sulla copertina del libro, curvata dalle mani delicate della professoressa e patinata dalle macchine della tipografia.
Ne esce un blu spettrale da romanzo fantasy, metallico e tendente al viola, che naviga sulla superficie di un volume di letteratura latina… di metà della copertina di un volume di letteratura latina, che si può scorgere tra le mani delicate di una professoressa che interroga.
Se non ci fosse una concretissima professoressa S***** dietro si direbbe un tunnel spazio-temporale, una galleria senza fine, un mare di oblio, o anche una di quelle immagini che vengono messe sui blog, che fanno un grande effetto perchè non significano niente e ognuno può buttarci dentro il proprio romanzo.
Ogni tanto quel mare di oblio sparisce, perchè a tratti l’incantesimo si spezza, e l’angolazione libro-cattedra, o, meglio, libro-registropoggiatosullacattedra va inesorabilmente avvicinandosi a 0°… è crudele il mondo.
Ma quell’arte è arte perchè il mondo è crudele, altrimenti non avrebbe senso quel blu-viola sublime, non sembrerebbe il mare salvifico che strappa la mente all’apatia di una stanza piena di banchi e di sconosciuti. Non si può chiedere alla professoressa di mantenere sempre lo stesso angolo libro-cattedra, perchè stavolta sarebbe l’arte a sfuggire, persa in un perenne e fluttuante pozzo di banalità.
Il libro è un libro, e libro deve rimanere… altrimenti il terenziano tunnel spazio-temporale della mia storia fantasy da tre soldi diventa tunnel di pubblico dominio.
Come quelli dei blog.
Freeronin2
