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L’ illuminismo è l’ uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’ incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! – è dunque il motto dell’illuminismo.»

 (Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?, Immanuel Kant)

[ore 8.15, la professoressa sta interrogando in letteratura latina (Terenzio) tenendo il libro inclinato verso di sè, ma comunque in parte poggiato sulla cattedra... (non so se mi spiego); sulla cattedra, al di sotto della parte di libro sollevata rispetto al piano della cattedra stessa, giace il registro. Il libero uomo-onda II, il soggetto lirico, viene interrotto nel suo apatico fissare il vuoto durante un'ancora più apatica interrogazione.] 

Lei non sa che l’arte è sotto i suoi occhi, molto sotto: lei sta interrogando, e non può vedere senza spezzare l’opera d’arte il retro del libro da cui sta leggendo… Pone domande, ascolta vacue risposte e ogni tanto modifica l’inclinazione del supporto per l’opera.

Per chi le sta di fronte, per chi nove mesi all’anno è soggetto al suo giudizio ben poco divino e molto più disumanamente obiettivo, si apre uno spettacolo nuovo. La luce si riflette sul suo registro e direttamente va ad adagiarsi sulla copertina del libro, curvata dalle mani delicate della professoressa e patinata dalle macchine della tipografia.

Ne esce un blu spettrale da romanzo fantasy, metallico e tendente al viola, che naviga sulla superficie di un volume di letteratura latina… di metà della copertina di un volume di letteratura latina, che si può scorgere tra le mani delicate di una professoressa che interroga.

Se non ci fosse una concretissima professoressa S***** dietro si direbbe un tunnel spazio-temporale, una galleria senza fine, un mare di oblio, o anche una di quelle immagini che vengono messe sui blog, che fanno un grande effetto perchè non significano niente e ognuno può buttarci dentro il proprio romanzo.

Ogni tanto quel mare di oblio sparisce, perchè a tratti l’incantesimo si spezza, e l’angolazione libro-cattedra, o, meglio, libro-registropoggiatosullacattedra va inesorabilmente avvicinandosi a 0°… è crudele il mondo.

Ma quell’arte è arte perchè il mondo è crudele, altrimenti non avrebbe senso quel blu-viola sublime, non sembrerebbe il mare salvifico che strappa la mente all’apatia di una stanza piena di banchi e di sconosciuti. Non si può chiedere alla professoressa di mantenere sempre lo stesso angolo libro-cattedra, perchè stavolta sarebbe l’arte a sfuggire, persa in un perenne e fluttuante pozzo di banalità.

Il libro è un libro, e libro deve rimanere… altrimenti il terenziano tunnel spazio-temporale della mia storia fantasy da tre soldi diventa tunnel di pubblico dominio.

Come quelli dei blog.

Freeronin2

La maggior parte dei lettori di questo blog avrà assaggiato la “barretta” Kinder… quella con la forma ondulata… e in ogni caso quanto sto per dire vale anche per il più famoso ovetto di cioccolata con la sorpresa dentro…

Ebbene, li ho posti per un po’ al centro delle mie riflessioni. Infatti sono buoni, e pure parecchio, vale a dire che se ne mangerebbero tonnellate.

Tuttavia proprio in quest’ultima frase risiede la loro carica emblematica… “se ne mangerebbero tonnellate”. Se ne mangerebbero tonnellate perchè, pur essendo tutto sommato piacevoli nell’immediato, non ci lasciano niente, non ci soddisfano, la nostra gola, e noi con lei, non si sente appagata.

Così ne mangeremmo a tonnellate, aumentando i nostri consumi, il denaro che diamo all’azienda, e in ogni caso la quantità di calorie in eccesso che abbiamo assunto, senza sentirci minimamente appagati… senza che quel gusto piacevole ci abbia realmente lasciato qualcosa, qualche sapore, in bocca. 

E’ per questo che mi proclamo con orgoglio difensore del quadretto di cioccolato fondente.

Era un greco: nacque visse e compì miracoli come ogni buon ateniese… morì a modo suo.

Il suo corpo di suicida, inondato di sangue, giaceva sotto la lama di un pugnale, conficcata nel petto con forza e con mano ferma, davanti al santuario di Delfi.

Era fato che sarebbe morto per mano del padre, in qualche luogo e qualche tempo che la Pizia non si era curata di chiarirgli…

Un giovane dal carattere fiero e impetuoso… Amava chi lo aveva generato, aveva una drammatica fiducia nell’uomo e nella sua libertà.

Era un inguaribile peccatore, la sua hybris lo rendeva inviso agli dei, gli uomini lo ammiravano con vergogna e sgomento.

I suoi occhi luccicavano perversamente, mentre si ammazzava guardando fisso chi gli aveva riferito del fato “l’alto consiglio”.

Giovane e probabimente mai esistito, aveva fatto di sè un vincitore e un martire, in nome della pura libertà.

Qualcuno conobbe la sua storia, ma tutto tremante decise di dimenticarla e rassegnarsi con profondo rammarico al fatto che gli dei dell’Olimpo decidevano del suo destino.

In uno spartito di Bill Evans

un povero, piccolo, pianista indifeso

ha trovato un

MI DIESIS  

seguito da un Fa diesis

talvolta gli artisti sono cattivi….

(cronaca romanzata di fatto realmente accaduto: ogni pianista sa che il mi diesis si suona fa, ma un attimo di scombussolamento viene….)

SONO…

una sportiva, un'artista, un'amante di jazz folk e rock, un'ammiratrice della filosofia orientale, una marxista, un'amante degli aforismi.